ARSENALE: DISMESSI E INFELICI
Pubblicato da giovadiga su 3 Novembre, 2008
[Riprendiamo l'articolo dedicato all'Arsenale di Pavia che è stato pubblicato mercoledì 5 novembre su "Il settimanale pavese" a firma di Irene Campari] .
L’Arsenale di Pavia chiuderà; i 234 lavoratori trasferiti altrove. Lo ha comunicato venerdì 31 ottobre il sottosegretario alla Difesa. Il centro europeo di protezione civile su cui si era puntato nascerà a Piacenza. E’ una vicenda penosa che dura da dieci anni, da quando i politici locali decidevano per Pavia la dismissione di tutti i centri produttivi per farne residenze e centri commerciali. 130mila mq in zona pregiata nel quartiere ovest non potevano sfuggire agli immobiliaristi e a chi nelle Giunte comunali ne era la sponda. L’Arsenale è stato fatto languire insieme ai lavoratori che venivano illusi sapendo che speranze non ce n’erano. E’ intollerabile sentire assessori e Sindaco che con somma ipocrisia parlano ancora di “progettini per il futuro” come Brendolise nella seduta dei Capigruppo alla presenza dei lavoratori. Venerdì 31 ottobre, le parti si sono incontrate al Ministero per discutere “le problematiche dei centri di Capua e Pavia” e “il codice di comportamento in merito alle molestie sessuali tra il personale”. Con tale ordine del giorno pensavano che fosse una cosa seria. Il Sindaco e gli assessori fingevano di crederci recitando fino all’ultimo la parte delle vittime. Eppure non potevano non sapere da anni come sarebbe andata a finire. Capitelli è stata invitata a Roma poiché erede del defunto Arsenale dal quale riceverà una grande area dismessa, da gestire con varianti al Prg o istanze al Pgt.
Lo spostamento a Piacenza del centro per la protezione civile è stato voluto da Bersani, amico di Capitelli, stesso partito, e Ministro quando lei era deputato. Non le ha detto nulla Bersani di Piacenza e del progetto che avrebbe fregato a Pavia per spostarlo nella sua Regione? Perchè non dire ai lavoratori come stavano le cose assumendosi le responsabilità politiche delle decisioni prese anni fa dalle segreterie dei partiti del centrosinistra? Qualcuno doveva già avere l’acquolina in bocca al pensiero dei posti auto ricavabili a corona del centro, delle villette di lusso per facoltosi che amano abitare vicino al Ticino, ma anche all’autostrada per Milano. Per salvaguardare quelle decisioni, Brendolise arriva a dichiarare che per l’Expo2015 Pavia non avrà un soldo, dopo che gli avevo fatto notare che progetti seri a proposito dell’Arsenale potevano venire solo in questa prospettiva. Di questo stampo è la classe politica che governa la città da vent’anni.
Il modello
Con l’Arsenale chiude l’ultimo insediamento industriale novecentesco. Dopo Snia, Necchi, Neca, Landini, Fiat, e tra un po’ gli ex Magazzini Cariplo, ora tocca la Genio civile. Poteva andare diversamente. Dalla crisi delle industrie poteva sortire una nuova struttura produttiva basata sulle tecnologie avanzate. Invece, la classe politica e dirigente aveva deciso che le aree sulle quali sorgevano le industrie dovessero trasformarsi in suoli per palazzine residenziali e centri commerciali. Tuttavia, l’attuale crisi delle società immobiliari ha segnato talmente il passo da rendere quei progetti insostenibili. Tutte le aree dismesse urbane sono bloccate. Le migliaia di metri quadrati di edilizia residenziale previsti per le aree dismesse sono lo specchio del fallimento delle previsioni di sviluppo cittadino. L’ex Snia (50mila) è un sogno di Zunino in pegno a Banca Intesa, l’ex Necchi (70mila) vegeta su di un progetto fermo al 2005, l’ex Neca (25mila) piange e chiede aiuto allo Sviluppo sistema fiera milanese che ha fatto il nuovo progetto e all’Expo2015, gli ex Magazzini Cariplo (50mila) dovranno recedere dal diventare un quartiere residenziale, l’ex Landini (7mila) dovrà risolvere il grave inquinamento dei suoli, l’ex Fiat è un centro commerciale che non tira. Gli abitanti di Pavia sono in calo, i mutui per la casa costano, i risparmi sono erosi e i redditi sempre più precari. Le case nuove costruite ovunque negli ultimi tre anni sono destinate a rimanere tali. Le aree ex industriali pure. La Marvell, industria leader mondiale della microelettronica, doveva insediarsi a Pavia con 300 dipendenti. Ne ha dieci. Rimane però la foto dell’amministratore delegato che stringe la mano a Roberto Schmid, presidente del Comitato scientifico dell’Expo2015, con sede al Broletto, consegnatogli dal Comune.
Irene Campari
Ringraziamo IRENE CAMPARI e il CIRCOLO PASOLINI DI PAVIA

Francesco Rezzi detto
Volevo soltanto precisare, in qualità di direttore dell Marvell Italia, che gli impiegati attuali della nostra azienda non sono 10 ma bensì 34 (a tempo pieno), e che attorno alla nostra realtà ruotano un totale di circa 40 persone includendo contratti, collaborazioni con l’Università e stagisti. Volevo altresì precisare che i piani di insediamento di 300 persone erano a dieci anni mentre noi siamo a Pavia da poco più di 2. Nonostante il grave momento di crisi economica che sicuramente avrà un impatto sul nostro ritmo di crescita abbiamo di recente aperto nuove posizioni per giovani progettisti e ricercatori (tutte a tempo indeterminato). Sono consapevole che non risolveremo da soli i problemi strutturali della de-industrializzazione di Pavia ma quantomeno cerchiamo di dare segnali di speranza.
Cordiali saluti
Chiara Gabba detto
ERRATA CORRIGE
Poichè questo articolo cita Marvell, che ha un ufficio a Pavia dal maggio 2006,comunicando un dato relativo al numero di dipendenti che è assolutamente non corretto.
Attualmente, tra dipendenti e collaboratori, Marvell ha 37 addetti – e non 10 come viene erroneamente riportato.
Chiara Gabba
Administration
Marvell Italia s.r.l.