Momenti di riflessione

Il Blog di Giovanni Di Gaetano

ARSENALE DI PAVIA

Vi proponiamo di seguito, in esclusiva  la “proposta“elaborata  un paio di anni fa da un gruppo di Lavoro  nominato dall’ex Ministro della Difesa Parisi e coordinato dall’Ammiraglio Romano e dall’ex sottosegretario alla stessa Difesa Forcieri , dove in pratica appare davvero segnato oramai il destino dello Stabilimento Genio Militare, che dopo dieci anni di rinvii  tormentati e sofferenti  sembrerebbe irrimediabilmente segnato. Solo un miracolo, oppure un preciso ravvedimento del Ministro La Russa o del Sottosegretario Cossiga potrebbe fermare l’inarrestabile countdown verso la chiusura definitivo dell’Ente Militare con i suoi cento e più  anni di storia. Il verdetto si conoscerà lunedì 17 novembre.

facciataarsenale

2.3 Stabilimento Militare del Genio di Pavia

Anche lo stabilimento di Pavia risulta fortemente condizionato dal mancato aggiornamento della propria struttura ordinamentale rispetto alla tipologia delle lavorazioni svolte, improntate essenzialmente alla manutenzione di mezzi e materiali del Genio, del Commissariato e della Sanità Militare. Spesso il personale dipendente interviene, attraverso squadre di contatto, presso reparti operativi fuori area per ripristinare mezzi del Genio in avaria. Tra le attività di maggior rilievo svolte, si segnalano alcuni interventi da parte del personale dipendente in Afghanistan per ripristinare l’efficienza di alcune autogrù.

L’efficacia e la celerità dell’intervento manutentivo sono strettamente correlate alla disponibilità delle parti di ricambio il che avviene con procedura che per lo stabilimento in questione risulta particolarmente farraginosa. Infatti l’unico centro preposto all’acquisizione e alla messa a disposizione dei predetti materiali è il Parco Materiali Motorizzazione e Genio di Peschiera del Garda, che, in relazione alla vasta tipologia dei materiali da acquisire ed alla loro esigua consistenza, non riesce a rifornire lo stabilimento con la necessaria assiduità e prontezza. In alternativa i materiali sono acquistati dallo stabilimento con le risorse finanziarie rese disponibili dai Reparti/Enti committenti e la diretta liquidazione da parte degli stessi. La prima procedura non consente un rifornimento continuo ed immediato; la seconda spesso non è praticabile per indisponibilità di risorse finanziarie ad hoc presso gli Enti o Reparti committenti. Nello scorso esercizio finanziario il Parco Materiali Motorizzazione e Genio di Peschiera ha reso disponibile una parte dei materiali richiesti da Pavia per l’espletamento delle manutenzioni solo a fine anno e molti Enti non hanno avuto la disponibilità economica sui pertinenti capitoli per consentire allo stabilimento un approvvigionamento diretto dei materiali in discussione. Pertanto tutta l’attività produttiva ha subito rilevanti ripercussioni.

Agli atti è disponibile l’illustrazione dettagliata sull’attuale situazione della struttura in questione.

Anche in questo caso la lettura dei dati evidenzia oggettivamente una non idoneità sotto il profilo prettamente economico-industriale, prevedibile, considerata la mancata ristrutturazione in senso industriale.

Con le stesse riserve rappresentate per il pirotecnico di Capua, si riportano alcuni dati relativi al personale ed alla contabilità economica – industriale.

 

2.3.1. Personale 

Lo stabilimento attualmente ha in forza n. 231 dipendenti civili e n. 8 militari (3 ufficiali e 5 sottufficiali). Nella fig. 5 si riporta la distribuzione del personale civile per posizione economica; nella fig. 6 si rappresenta la distribuzione del personale tra le componenti diretta, indiretta e addetta al supporto alle lavorazioni; infine nella fig. 7 si evidenzia la proiezione del numero dei dipendenti a  5 e a 10 anni.             

A similitudine dello stabilimento di Capua anche per ciò che riguarda il personale di Pavia si può dedurre, tra gli elementi più significativi, la limitata percentuale della componente diretta (circa il 38%) mentre risulta leggermente maggiore il numero di pensionamenti nei prossimi 10 anni (44 unità, ossia circa il 18%). Per quanto riguarda il personale militare si rileva la presenza di un solo ufficiale del Corpo ingegneri dell’Esercito, con l’incarico di Direttore.

 2.3.2. Dati Contabili

Si rimanda alla documentazione in atti per i dati di dettaglio relativi alla contabilità economica ed industriale dello stabilimento in parola, nonché per ciò che riguarda la specificazione dell’attività produttiva (numero e tipologia di mezzi e materiali manutenuti), da leggersi comunque in un contesto di totale inadeguatezza della struttura ordinativa e dell’organico rispetto alla tipologia delle nuove attività svolte.

Anche in questo caso nella tabella della figura 8 si riportano, relativamente all’ultimo quinquennio, i dati  riguardanti i livelli della produzione, che, per sintesi rappresentativa, sono evidenziati in termini di ore lavorate nei settori di maggior rilievo in cui opera lo stabilimento.

Settore

2003

2004

2005

2006

(al 31/5/07)

Falegnameria

1600

2695

6462

2830

861

Tende pneumatiche ed accessori

0

3435

8388

11252

866

Shelter commissariato e sanità

0

0

6057

2538

44

Mezzi vari del genio

10295

15400

18014

7089

120

Attività varie

32520

24158

13560

10107

8775

Totale

44415

45688

52481

33816

10666

 

 

 

 

 

 

Numero di ore lavorate

 

L’attività lavorativa del 2006 è stata fortemente condizionata dalla mancanza delle parti di ricambio che sono state messe a disposizione dello stabilimento solo alla fine dello scorso anno, come si può rilevare  anche dai  dati relativi all’inizio del 2007.

Peraltro l’inizio del 2007 è stato caratterizzato da una serie di scioperi ed agitazioni da parte del personale dipendente, finalizzati alla rivendicazione della stabilizzazione dell’attività produttiva dello stabilimento ed al coinvolgimento degli Enti locali, della Prefettura e di alcuni parlamentari.

Tenuto conto delle potenzialità dello stabilimento, un miglior andamento della produzione sarebbe possibile se si riuscisse ad attivare l’autonoma acquisizione della parti di ricambio. In ogni caso l’andamento dell’attività produttiva consente di mantenere il relativo know how da poter valorizzare in un eventuale percorso di ristrutturazione aziendale.

In relazione ai mezzi e materiali disponibili per le lavorazioni, si può ipotizzare un “pacchetto ordini”  per i prossimi tre anni.

 

2.4 Considerazioni finali – Conclusioni – Proposte

 

L’analisi effettuata conferma, né poteva essere altrimenti, la non idoneità attuale secondo criteri di economica gestione industriale degli Stabilimenti in argomento.

Ove sia confermato il mancato interesse strategico per i due stabilimenti in questione, considerandoli non necessari per il mantenimento in efficienza dello strumento militare e prevedendone la dismissione, occorre affrontare la delicatissima questione della destinazione del personale civile.

L’esperienza finora maturata e sinteticamente illustrata al precedente punto 1 dimostra che il processo di ristrutturazione dell’Area Tecnico Industriale della Difesa ha determinato l’effettiva soppressione di  5 enti sui 23 inizialmente compresi nella Tabella “C” del D.M. 20/01/1998, con reimpiego del personale presso altri enti dell’A.D. presenti nello stesso comune o nelle immediate vicinanze. In pratica la formale chiusura degli enti e la conseguente procedura di reimpiego sono avvenute in maniera pressocchè “indolore” per il personale civile interessato. Inoltre delle 4500 unità complessivamente coinvolte nel predetto processo di ristrutturazione, solo circa il 5% ha trovato possibilità di reimpiego presso altre Pubbliche Amministrazioni; considerato infine che il personale trasferito nel ruolo dell’AID è pari a circa il 30% (personale il cui costo comunque continua a gravare sul bilancio dell’A.D.), se ne deduce che il 65% del personale in questione formalmente e sostanzialmente è rimasto a carico dell’A.D.

Nel caso in trattazione, la chiusura dei due enti richiede sicuramente l’avvio di un processo di reimpiego e/o di mobilità per i 552 dipendenti. Considerata la tipologia delle professionalità presenti presso i due stabilimenti la possibilità di reimpiego presso altri enti dell’A.D. potrebbe riguardare un contingente molto esiguo; peraltro, nell’attuale contesto economico – finanziario, potrebbe risultare impraticabile anche la procedura di reimpiego in “soprannumero” (vedasi art. 1, comma 404, lettera f) della legge 296/2006), così come avvenuto in passato. Qualora si riuscisse in deroga ad applicare la predetta procedura comunque i costi del personale, pur se presso un altro Ente, resterebbero a carico dell’A.D.

In aggiunta, soprattutto con riferimento allo stabilimento di Capua, il reimpiego in soprannumero presso altri enti dell’A.D. appare di difficile attuazione in considerazione della scarsità di enti  presenti sul territorio limitrofo.

Si profilerebbe pertanto l’ipotesi di dover applicare, per la prima volta nell’ambito dell’AD, la procedura prevista per gestire “eccedenze di personale e mobilità collettiva” con la disciplina dell’art. 33 e seguenti del dlgs. 165/2001, integralmente recepiti nel vigente CCNL. Detta procedura, in sintesi, prevede che il personale in eccedenza venga inserito in apposite liste di disponibilità per un periodo massimo di 2 anni e con lo stipendio ridotto all’80%; da questa lista dovrebbero attingere tutte le Amministrazioni Pubbliche presenti in ambito provinciale per far fronte alle rispettive esigenze di personale; scaduto il predetto termine di 2 anni, s’intende definitivamente risolto il rapporto di lavoro con il pubblico dipendente.

L’adozione di tale procedura costituirebbe precedente da seguire in situazioni ed in casi analoghi che dovessero verificarsi in altri settori. Essa presuppone una forte determinazione politica sia per sostenere adeguatamente il confronto sindacale che per agevolare la mobilità attraverso efficaci conferenze di servizio tra le varie istituzioni pubbliche presenti sul territorio.

Allo stesso tempo, nelle more dell’implementazione di tale determinazione, si rende necessario mantenere comunque le possibili attività per impegnare il personale, per non perdere know how e per non danneggiare irreversibilmente gli impianti e le attrezzature di produzione, che risulterebbero seriamente compromessi a seguito di un lungo periodo di inattività. Un comportamento diverso potrebbe configurare anche l’ipotesi di un “danno erariale”.  Peraltro, è pur vero che il mantenimento di una certa attività lavorativa richiede comunque l’ottemperanza alle norme in materia di sicurezza per il personale e di tutela ambientale, nonchè la necessità di disporre di figure professionali adeguate ad una corretta conduzione aziendale: il tutto comporta evidentemente i relativi costi.

In conclusione, considerato quanto sopra esposto, l’assunzione di decisioni sul futuro dei due Stabilimenti non può essere più procrastinata.

Nel presupposto dell’assenza di interesse strategico:

-         o si assume la conseguente determinazione di dismissione e la contestuale applicazione delle suddette procedure di reimpiego/mobilità, prevedendo anche l’eventuale attivazione di straordinari ammortizzatori sociali;

-         o si procede nel breve termine alla elaborazione di un piano di razionalizzazione e ristrutturazione che non escluda un cambiamento delle lavorazioni e ricerchi integrazioni e sinergie con le iniziative economico-industriali presenti sul territorio ricercandovi occasioni di partecipazione. Tale piano dovrebbe ricercare occasioni di sviluppo con soggetti istituzionali ed economico-industriali mediante accordi di programma nell’ambito dei quali si potrebbe procedere alla valorizzazione dei beni immobili che sicuramente si renderanno disponibili rispetto alle attività da svolgere, a permute (clausola “568-569″) o “cousi”. In caso di approvazione del Piano si procederà alla relativa applicazione ma è prevedibile che anche in tale seconda ipotesi si verifichino esuberi di personale che dovrebbero essere “gestiti” utilizzando al meglio tutti gli strumenti legislativi possibili per diminuire i costi sociali dell’operazione.

Una Risposta a “ARSENALE DI PAVIA”

  1. [...] ECCO PERCHE’ CHIUDERANNO L’ARSENALE DI PAVIA [...]

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